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26 ottobre 2018

Cessione del V: quali novità per chi si iscrive ad un fondo pensione?

La posizione di previdenza complementare viene spesso utilizzata come garanzia a fronte di prestiti. L'ipotesi ricorre, soprattutto, in caso di un finanziamento con cessione del quinto dello stipendio. In tal caso il prestito è rimborsato con la cessione di un quinto dello stipendio mensile. A garanzia del rischio legato al prestito c’è il trattamento di fine rapporto (Tfr).

L’iscritto al fondo pensione può chiedere la cessione del quinto dello stipendio?

Sì, ma nel caso in cui il Tfr sia versato ad un fondo pensione, a garanzia del prestito, invece del datore di lavoro, c’è il fondo pensione, dopo la comunicazione del contratto di finanziamento da parte dell’istituto di credito (banca) al fondo pensione cui il lavoratore risulti iscritto.

La radice normativa di questa possibilità viene rintracciata nello stesso “testo unico” della previdenza complementare (il decreto legislativo 252 del 2005), il quale prevede che la posizione di previdenza complementare è intangibile in fase di accumulo, ma le prestazioni al pensionamento, compresa l’anticipazione per spese sanitarie, sono cedibili, sequestrabili e pignorabili nei limiti previsti per la pensione di base (cioè nei limiti di un quinto).

Le anticipazioni richieste per motivi diversi da spese sanitarie e riscatti prima del pensionamento sono invece interamente cedibili, sequestrabili e pignorabili.

Proprio per la completa cedibilità del c.d. “riscatto per perdita dei requisiti”, subordinato alla cessazione del rapporto di lavoro, la garanzia fornita dal fondo pensione – comprensiva del Tfr destinato a previdenza complementare, dei rendimenti e degli ulteriori contributi versati – può essere utilizzata per restituite all’istituto di credito il prestito concesso. In questo caso, l’istituto di credito potrebbe agire autonomamente presentando al fondo pensione la propria delega al riscatto e rifacendosi direttamente sulla posizione dell’iscritto.

Le Linee guida Assofondipensione-Mefop-Ufi

Visto il crescente utilizzo dei fondi pensione come strumento di garanzia dei prestiti contratti dai lavoratori, dall’azione congiunta di Assofondipensione, Mefop e UFI sono nate nel 2009 le Linee Guida per la cessione del quinto. L’obiettivo di queste linee guida è di creare standard di efficienza minimi e procedure uniformi per agevolare le relazioni e lo scambio di informazioni tra istituti di credito e forme pensionistiche complementari.

A seguito della estensione del riscatto per perdita requisiti alle adesioni individuali e della introduzione della nuova prestazione anticipata (RITA) le Linee guida sono state recentemente aggiornate.

Quali novità?

Il riscatto per perdita dei requisiti è possibile anche per le adesioni individuali e valgono le stesse regole per i riscatti nelle forme collettive.

La delega all’esercizio del diritto può essere presentata dall’istituto di credito dal momento della perdita di lavoro da parte dell’aderente o della chiusura della partita iva, in caso di libero professionista.

La RITA ha gli stessi limiti di cedibilità della prestazione pensionistica e quindi l’eventuale istituto creditore potrebbe rivalersi sulla RITA nei limiti di un quinto delle erogazioni.

I casi in cui è possibile presentare la richiesta di RITA (5/10 anni prima dell’età per la pensione di vecchiaia) si verificano solitamente prima della maturazione dei requisiti pensionistici. Se la delega al riscatto viene esercitata dall’istituto di credito prima della richiesta di RITA, la posizione sarà liquidata come riscatto per perdita dei requisiti per la totalità della posizione ceduta in garanzia.