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12 marzo 2018

Focus sulla Rita, la nuova prestazione del fondo pensione

La legge di bilancio 2018, in vigore dal 1° gennaio scorso, ha introdotto una nuova e stabile tipologia di prestazione anticipata, denominata rendita integrativa temporanea anticipata e meglio conosciuta con l’acronimo “RITA”.

Essa consiste nell’erogazione frazionata di un capitale - pari al montante richiesto (che può essere una parte o la totalità di quanto accumulato) - per un periodo determinato che decorre dal momento dell’accettazione della richiesta da parte del fondo pensione fino al momento del conseguimento dell’età anagrafica prevista per la pensione di vecchiaia da parte dell’aderente.

Chi ha diritto a tale prestazione?

  1. i lavoratori che cessino l’attività lavorativa e maturino l’età anagrafica per la pensione di vecchiaia nel regime obbligatorio di appartenenza entro i 5 anni successivi, e che abbiano maturato alla data di presentazione della domanda di accesso alla rendita integrativa un requisito contributivo complessivo di almeno venti anni nei regimi obbligatori di appartenenza;

oppure

  1. i lavoratori che risultino inoccupati per un periodo di tempo superiore a 24 mesi e che maturino l’età anagrafica per la pensione di vecchiaia nel regime obbligatorio di appartenenza entro i 10 anni successivi.

Resta fermo per entrambi i casi il requisito obbligatorio di 5 anni di partecipazione a previdenza complementare.

Tale prestazione rappresenta quindi un’opportunità anche per chi ha avuto accesso alla pensione anticipata di primo pilastro, quando mancano non più di 5 anni all’età prevista per la pensione di vecchiaia; così come per i lavoratori che accedono all’esodo incentivato/isopensione/fondo esuberi, se la cessazione dell’attività si colloca in un arco temporale antecedente di non oltre 5 anni la maturazione dell’età per la pensione di vecchiaia.

Come funziona?

Lo smobilizzo da parte del fondo pensione delle somme utili alla erogazione della prestazione in parola non avviene in un’unica soluzione: la parte di montante richiesta a titolo di RITA è investita nel comparto più prudente (salvo diversa scelta dell’iscritto) e disinvestita di volta in volta in corrispondenza della erogazione della singola quota. La Rita viene erogata direttamente dal fondo pensione.

In caso di richiesta parziale di RITA, rispetto alla posizione residua operano le regole ordinarie della previdenza complementare e quindi l’aderente potrà continuare a versare la contribuzione volontaria o richiedere riscatti, anticipazioni e prestazioni.

L’autorità di vigilanza ha recentemente ammesso la possibilità di revoca della prestazione richiesta. In tal caso si interrompe l’erogazione frazionata del montante dedicato alla RITA e la posizione continuerà a seguire la fase di accumulo secondo le regole ordinarie. La revoca della RITA si avrà anche in caso di trasferimento della posizione ad altro fondo pensione. Per il resto la RITA è intangibile per 4/5 al pari della prestazione in capitale/rendite e delle anticipazioni per spese sanitarie;

Particolarmente interessante è il regime fiscale applicato alla nuova prestazione: l’intero montante destinato all’erogazione in forma di RITA è soggetto a tassazione sostitutiva con aliquota del 15% (che si riduce di 0.30% per ogni anno di partecipazione al sistema di previdenza complementare successivo al quindicesimo, fino ad un minimo del 9%) a prescindere dal relativo periodo di maturazione.

Da ultimo, qualora intervenga il decesso dell’iscritto prima dell’erogazione completa delle rate di RITA, la parte non ancora percepita dallo stesso seguirà la disciplina prevista per il riscatto per premorienza e quindi non entrerà nell’asse ereditario, non sconterà l’imposta di successione e sarà riscattata iure proprio dagli eredi o dai beneficiari qualora designati.