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30 marzo 2021

Riscatto della laurea, ne vale la pena?

La normativa che all’inizio del 2019 ha introdotto in via temporanea la Quota100 ha portato anche un’ulteriore novità che non vedrà la fine quest’anno, ma che anzi si tratta di un istituto stabile del nostro ordinamento: il riscatto agevolato della laurea.

La possibilità di riscattare gli anni di studio ai fini previdenziali, ossia di poter conteggiare anche quel periodo ai fini previdenziali dietro pagamento di un onere, è presente da tempo nel nostro ordinamento e la nuova normativa del 2019 ha introdotto una forma di riscatto con un costo più ridotto, accettando una riduzione dell’impatto del riscatto in termini di aumento della futura pensione.

Di base, è possibile riscattare il periodo di studi universitari limitatamente al corso legale di studi e solo per periodi in cui non si sia già versata della contribuzione previdenziale, pagando un onere che dipende dalla collocazione temporale degli anni di studio.

Per gli anni precedenti al 1996, anni che concorrono al calcolo della pensione secondo il metodo retributivo, si fa riferimento alla riserva matematica. Senza entrare nel dettaglio dei calcoli, possiamo interpretare la riserva matematica come il valore oggi degli incrementi dei pagamenti pensionistici che il soggetto si può attendere grazie al riscatto della laurea. In pratica si dovrebbe calcolare quando e con quanto si potrà andare in pensione senza effettuare il riscatto e richiedendo il riscatto. La somma degli incrementi di pensione proiettati fino alla vita attesa del soggetto e delle eventuali rate di pensione che si avrebbero in più grazie a un anticipo della decorrenza, scontati per tener conto del tempo che intercorre tra la domanda e i futuri pagamenti, rappresenta, appunto, la riserva matematica. In tal modo, se si vuole riscattare, si deve finanziare quanto si guadagnerà grazie al riscatto. A livello di calcolo della pensione, ogni anno riscattato comporta un anno in più di anzianità che incrementa il livello della pensione.

Se gli anni di studi sono collocati dal 1996 in poi i calcoli sono più semplici, essendo questi periodi soggetti al metodo di calcolo contributivo. In tal caso l’onere è pari al 33% (se si tratta di un dipendente) del reddito annuale che il soggetto ha percepito nei dodici mesi più vicini alla data della domanda, per ogni anno riscattato. In pratica, si pagano oggi i contributi totali che non si sono pagati durante gli studi universitari. I contributi versati come onere vanno a incrementare il montante contributivo e porteranno quindi un aumento di pensione.

Se si opta per il riscatto agevolato, possibile solo se il periodo di studi è collocato in un periodo in cui la pensione è calcolata con il metodo contributivo, l’onere del riscatto è sempre il 33% per ogni anno riscattato, ma non moltiplicato per il reddito del lavoratore, bensì per un importo convenzionale di circa 15mila euro, portando quindi l’onere del riscatto a poco più di 5mila euro per ogni anno che si vuole riscattare. In tal modo si riscatteranno sempre gli anni pieni in termini di anzianità, sebbene il montante contributivo aumenterà di meno e quindi si avrà un minor incremento della pensione futura.

Ma è possibile riscattare in modo agevolato periodi di studio collocati prima del 1996? Sì, ma solo se prima il lavoratore opta per ricalcolare tutta la sua pensione con il metodo contributivo. In tal modo anche gli anni fino al 1995 concorreranno alla pensione con il metodo contributivo e quindi potranno essere riscattati in modo agevolato. Dato che normalmente un metodo contributivo è meno “generoso” di uno retributivo è sempre bene valutare se questo passaggio sia conveniente, perché a fronte di un risparmio oggi in termini di oneri del riscatto si potrebbe avere domani una riduzione della pensione consistente.

In ogni caso, quando si ragiona sull’opportunità di riscattare la laurea bisogna avere chiaro in mente che un riscatto non necessariamente anticipa la data di pensione. Riscattare quattro anni di studi NON significa andare in pensione quattro anni prima, ma significa solo incrementare di quattro anni la propria anzianità contributiva. Un anticipo pensionistico si avrà solo se questi quattro anni in più di anzianità consentono di raggiungere prima i requisiti di accesso alla pensione.

Per esempio, la pensione di vecchiaia si può richiedere al raggiungimento dei 67 anni di età, con 20 anni di contributi. Se al momento della domanda di riscatto si hanno già i 20 anni di contributi o comunque li si raggiungeranno lo stesso prima dei 67 anni, il riscatto non porterà alcun anticipo. Lo stesso discorso vale per i soggetti che hanno iniziato a lavorare dal 1996 in poi, che possono accedere alla pensione a 64 anni, ma sempre con 20 di contribuzione. Un riscatto potrebbe anticipare il pensionamento se consentisse di far aumentare la pensione oltre la soglia minima per accedere alla pensione con questi requisiti, altrimenti avrebbe un impatto non sufficiente.

Altro esempio. La pensione di vecchiaia anticipata si raggiunge oggi con 42 anni e 10 mesi di contribuzione (se uomini, un anno in meno se donne). Se il riscatto della laurea consente di raggiungere prima questi 42 anni e 10 mesi di contributi, allora porterà un anticipo, fermo restando che non si raggiungano prima i requisiti di pensionamento visti poc’anzi legati maggiormente all’età anagrafica.

Inoltre, per alcuni lavoratori un riscatto di laurea potrebbe addirittura portare un posticipo della pensione! Consideriamo per esempio un lavoratore che ha iniziato a lavorare dopo il 1996, ma ha frequentato l’università prima. Se questo lavoratore non riscatta, resta un soggetto che ha iniziato a contribuire dal 1996, quindi ha la possibilità di accedere alla pensione di vecchiaia anticipata a 64 anni con 20 di contributi. Se riscatta la laurea attiva una contribuzione precedente al 1996, quindi questa opportunità di pensionamento non è più accessibile. Ciò potrebbe pertanto comportare un posticipo del pensionamento.

Vale quindi la pena valutare, nel momento in cui si decide di investire una parte dei propri risparmi ai fini pensionistici, se sia più conveniente scegliere di usare tali somme per riscattare la laurea (in modo agevolato o meno) o se non possa essere più interessante destinarli alla previdenza complementare.

La tabella seguente sintetizza alcune differenze tra le due opportunità, così da rendere più semplice valutare, per il proprio caso specifico, cosa sia più utile.

 

 

Riscatto

Fondo pensione

Limiti alla deducibilità fiscale

L’onere di riscatto è sempre deducibile al 100% e può essere rateizzato in 120 rate mensili.

Un eventuale contributo al fondo pensione può essere distribuito nel tempo come si preferisce, ma la deducibilità è sempre limitata a un massimo di € 5.165 annuali, a cui concorrono però anche tutte le altre contribuzioni del lavoratore e del datore di lavoro (non il Tfr).

Tassazione della successiva prestazione

La pensione futura sarà tassata come i redditi ordinari, quindi in base all’Irpef del soggetto.

La prestazione futura del Fondo pensione avrà la tassazione sostitutiva, più conveniente dell’Irpef (al pensionamento tra il 9 e il 15%).

Impatto sull’importo della pensione

Un aumento della pensione (ridotto in caso di riscatto agevolato) legato all’onere pagato

Un aumento della propria posizione pari ai contributi versati e quindi anche della prestazione finale.

Impatto sulla data di pensionamento

Solo se l’aumento dell’anzianità contributiva derivante dal riscatto consente di raggiungere prima i requisiti pensionistici, altrimenti potrebbe essere parziale o nullo (o, nei casi peggiori, anche deleterio).

Nessuno, una contribuzione maggiore al fondo non ha un impatto sulla data di uscita.

Tipo di prestazione che si potrà ottenere

Solo una pensione e al momento del raggiungimento dei requisiti.

I maggiori contributi versati potranno essere recuperati con tutte le possibili prestazioni del fondo pensione, quindi in forma di rendita pensionistica, ma anche di capitale, senza contare anche la possibilità di avere un’anticipazione, un riscatto, o l’accesso alla Rita.