Conosci la previdenza

  • Come funziona il sistema

    La previdenza complementare si affianca a quella pubblica ed è legata alla libera iniziativa dei cittadini. L’obiettivo è dare la possibilità ad ogni lavoratore di costruirsi una seconda pensione, che si aggiungerà a quella che verrà erogata dal sistema pubblico. Le diverse riforme che si sono susseguite negli anni, oltre ad aver allungato l’età pensionabile, hanno ridotto l’entità economica della prestazione pensionistica ed anche per questo motivo è necessario pensare ad una seconda pensione.

    Le caratteristiche della previdenza complementare

    L’adesione ai fondi pensione è libera e volontaria e rimessa all’iniziativa del singolo.

    Tutti i fondi pensione aperti a nuove adesione operano secondo il regime della contribuzione definita nel quale è la contribuzione a rimanere fissa, mentre l’ammontare della prestazione sarà determinato dal montante accumulato nel corso degli anni e capitalizzato in funzione del rendimento netto conseguito con la gestione delle risorse.   
    In questa tipologia di regime operativo, il lavoratore conosce, fin dall’atto della sua iscrizione, l’importo della sua contribuzione ma non conosce l’importo della prestazione che otterrà dato che quest’ultima risulterà variabile e dipendente dai rendimenti ottenuti.

    I Fondi Pensione sono gestiti secondo i criteri della capitalizzazione individuale.
    Di conseguenza all'interno del Fondo pensione ogni iscritto è titolare di un "conto previdenziale individuale" separato e distinto rispetto a quello degli altri iscritti.  Le risorse raccolte dai Fondi pensione vengono investite nei mercati finanziari al fine di produrre un rendimento che va ad aggiungersi alla contribuzione di volta in volta versata nelle posizioni individuali. Essi sono quindi gestiti secondo il sistema tecnico finanziario della “capitalizzazione”. L'ammontare delle prestazioni previdenziali dipenderà pertanto dai contributi versati, dal periodo di permanenza nel fondo e dal rendimento ottenuto dall'investimento del patrimonio.
    Al fine di garantire la natura previdenziale dell'investimento, la normativa ha stabilito una serie di misure  di tutela:
    •    obbligo di individuazione dei gestori in base a una selezione pubblica condotta con criteri determinati dall'autorità di vigilanza;
    •    obbligo di individuazione di una banca depositaria presso la quale deve essere depositato il patrimonio (liquidità e titoli);
    •    indicazione dei criteri e dei vincoli agli investimenti;
    •    imposizione di regole di gestione dei conflitti di interesse;
    •    compiti di ispezione e controllo affidati all'autorità di vigilanza (COVIP)

    La vigilanza sul fondo è esercitata dalla Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione ( Covip), al fine di perseguire la corretta e trasparente amministrazione e gestione dei fondi per la funzionalità dei sistemi di previdenza complementare.

    Breve cronologia della previdenza complementare

    Prima del 1993 - Manca una normativa generale per i fondi pensione.
    Tuttavia nell’ambito delle banche, delle assicurazioni, di imprese multinazionali e per particolari categorie di lavoratori (dirigenti) sono già presenti un cospicuo numero di fondi pensione, chiamati “preesistenti”
    1993 -  Nasce la previdenza complementare con il D. Lgs. 124/93.
    L’obiettivo del nuovo sistema è quello di erogare “trattamenti pensionistici complementari del sistema obbligatorio pubblico” così da “assicurare più elevati livelli di copertura previdenziale”

    1995 -  Nascono i fondi pensione aperti ad adesione collettiva
    Con la Riforma Dini (L. 335/95) si interviene anche sulla previdenza complementare. Viene introdotta l’adesione collettiva ai fondi pensione aperti.  

    2000 - Nascono i Pip
    Con il D. Lgs. 47/00 si rivisita tutto il  regime fiscale della previdenza complementare. Vengono introdotte e disciplinate  le forme pensionistiche individuali.

    2007 - Parte la nuova previdenza complementare.
    Vi è una forte equiparazione tra i diversi strumenti e diviene operativo il meccanismo del silenzio-assenso che determina l’obbligo di una scelta in merito alla destinazione del Tfr per i dipendenti privati neo-assunti.

     

  • Le tipologie di fondi pensione

    Le tipologie di fondi pensione esistenti sono più di una in Italia:

    • fondi pensione contrattuali, detti anche chiusi o negoziali (compresi i cosiddetti fondi pensione preesistenti);
    • fondi pensione aperti;
    • forme pensionistiche individuali attuate mediante contratti di assicurazione con finalità previdenziale (Pip).

    Tali forme, seppur molto simili per quel che attiene i relativi diritti e il meccanismo di funzionamento,presentano alcune peculiarità.

     

    Fondi pensione chiusi

    Questi fondi sono associazioni istituite grazie a un contratto collettivo di lavoro o altro genere di accordo collettivo. Proprio perché la loro origine deriva da un contratto o da un negozio giuridico, vengono definiti “contrattuali” o “negoziali”.
    I fondi pensione contrattuali vengono anche chiamati “chiusi”, essendo delimitato l’ambito dei destinatari ai quali è rivolta la loro proposta previdenziale.
    Ad esempio, al fondo pensione “Cometa” possono iscriversi solo i lavoratori metalmeccanici, al fondo pensione “Fonte”, invece, possono iscriversi solo i lavoratori cui viene applicato il contratto del commercio.
    I fondi pensione contrattuali possono essere settoriali, se rivolti ai lavoratori di un determinato settore di attività, aziendali, se i destinatari sono dipendenti appartenenti a un’azienda o a un gruppo aziendale, territoriali, se possono aderirvi i lavoratori di una determinata area geografica.
    La caratteristica principale dei fondi pensione contrattuali è quella di essere gestiti dagli stessi iscritti. Tali fondi, infatti, sono governati da diversi organi:

    • il consiglio di amministrazione, che  guida il fondo pensione, seleziona i gestori finanziari (banche, società di intermediazione mobiliare, società di gestione del risparmio o assicurazioni) attraverso una gara pubblica, controlla che i gestori facciano il loro dovere ed eventualmente cambia i gestori che non danno risultati soddisfacenti;
    • un organismo di sorveglianza, che controlla la correttezza della gestione del fondo pensione;
    • l’assemblea, che nomina il consiglio di amministrazione e l’organismo di sorveglianza, approva il bilancio e può deliberare l’azione di responsabilità contro il consiglio di amministrazione.

    Si può dunque affermare che i fondi pensione contrattuali sono gestiti dagli iscritti in quanto al momento dell’adesione, il lavoratore, oltre che essere cliente, diventa anche associato del fondo pensione e può esprimere il proprio voto in assemblea. Se gli iscritti a un fondo pensione contrattuale sono molti, generalmente è previsto che questi eleggano un certo numero di loro delegati, che andranno a comporre l’assemblea.

    Gli iscritti a questa tipologia di Fondi pensione diventano soci e partecipano attivamente alla vita del Fondo, eleggendo gli Organi.

    Nell’ambito dei fondi pensione contrattuali è interessante rivolgere l’attenzione al gruppo costituito dai fondi pensione preesistenti.

    In alcune banche, assicurazioni e imprese multinazionali e per alcune categorie particolari (es. dirigenti) esistono dei fondi pensione istituiti prima del 1993. Vi può aderire solo chi lavora in quelle aziende o appartiene a quei tipi particolari di categorie.

    Fondi pensione aperti

    Questi fondi sono patrimoni autonomi e separati, che vengono istituiti da banche, Sim (le società di intermediazione mobiliare sono autorizzate a prestare servizi di investimento, quali la negoziazione per conto proprio e per conto terzi, la ricezione e trasmissione di ordini e la mediazione), Sgr (le società di gestione del risparmio sono incaricate di amministrare i patrimonio dei fondi comuni di investimento, selezionando i titoli in cui investire e decidendo la composizione del portafoglio) e imprese di assicurazione.

    A differenza dei fondi contrattuali, l’ambito dei destinatari dei fondi pensione aperti non è “predefinito”: per questo vengono chiamati “aperti”. Di conseguenza, chiunque può iscriversi – individualmente e per proprio conto – a un fondo pensione aperto.

     

    Piani individuali pensionistici (Pip)

    Come nel caso dei fondi pensione aperti, anche a questo tipo di forma pensionistica può aderire chiunque. È bene ricordare che questi contratti di assicurazione si distinguono dalle altre polizze vita, perché i documenti contrattuali che vengono consegnati al momento della sottoscrizione fanno esplicito riferimento alle finalità previdenziali della polizza. Nel caso del contratto di assicurazione, i versamenti sono accantonati in una riserva dell’impresa di assicurazione e vengono gestiti dalla stessa assicurazione.

     

  • L’adesione e la contribuzione

    Adesione

    L’adesione alla previdenza complementare è volontaria e libera.

    È possibile aderire ad un fondo pensione  attraverso due modalità: una esplicita e una tacita
    Adesione esplicita
    Il soggetto, che non ha aderito ad alcuna forma di previdenza complementare o che ha riscattato integralmente la propria posizione dal fondo pensione al momento dell’assunzione, avrà 6 mesi di tempo per manifestare la propria volontà in merito alla destinazione del TFR attraverso la compilazione del modulo ministeriale TFR2.  
    In particolare il lavoratore dovrà manifestare la volontà di aderire a una forma di previdenza complementare o di mantenere il suo Tfr in azienda; questa seconda scelta, comporta la “non partecipazione” alla previdenza complementare, e sarà comunque reversibile: il lavoratore potrà successivamente manifestare la propria volontà di adesione.
     Adesione tacita
    Ribadito il principio per cui ogni lavoratore è libero di scegliere il proprio fondo pensione, è comunque prevista una procedura di adesione tacita; il conferimento del Tfr alle forme di previdenza complementare avverrà, cioè, attraverso un meccanismo di silenzio-assenso.
    Decorsi i 6 mesi indicati senza che il lavoratore abbia manifestato alcuna volontà il Tfr maturando, ovvero non avrà compilato e riconsegnato all’azienda il modulo TFR2,  questo verrà destinato al finanziamento di una forma pensionistica individuata secondo i meccanismi che seguono:
    Fondo previsto dai contratti o accordi collettivi (“fondo collettivo di riferimento”) scelto, quindi, da un accordo tra rappresentanti dei datori di lavoro e lavoratori, che preveda la destinazione del Tfr a una forma collettiva a livello aziendale, di categoria o territoriale. Nel caso di sovrapposizione di più forme collettive di riferimento per uno stesso lavoratore, il Tfr andrà in quella individuata attraverso un apposito accordo aziendale tra datore di lavoro e rappresentanti dei lavoratori. Se questo accordo non è intervenuto, il Tfr verrà devoluto nel fondo pensione collettivo che ha raccolto il maggior numero di adesioni in quell’azienda.
    Qualora non vi sia alcun fondo pensione collettivo di riferimento, o nel caso in cui non si riesca a individuare un fondo collettivo in base ai precedenti criteri, il Tfr maturando confluirà in un fondo residuale costituito presso l’Inps, denominato FONDINPS, dove resterà  finché il lavoratore lo porterà alla forma scelta.


    Adesione fondo pensione neo-assunto

     

    Contribuzione

    I Fondi pensione negoziali sono finanziati mediante la contribuzione posta a carico dei lavoratori destinatari della prestazione e dei datori di lavoro.

    In sede negoziale si definisce il contributo a carico dei lavoratori e dei datori di lavoro in percentuale della retribuzione assunta a base della determinazione del TFR oltre che del TFR.
    Per i lavoratori di prima occupazione assunti dopo il 28 aprile 1993 (anno di entrata in vigore del d.lgs 124/93) che decidano di aderire al fondo, è obbligatorio l’utilizzo dell’intero TFR. maturato nell’anno.
    I fondi pensione aperti e i PIP sono generalmente finanziati dai soli contributi a carico dell’iscritto ma è possibile versarvi il TFR.

    L’obbligo di contribuzione da parte del datore di lavoro, in caso di versamento del Tfr e del contributo da parte del lavoratore, vi è solo nel caso di adesione collettiva a fondo pensione aperto.

    Se l’iscritto è un lavoratore dipendente iscritto ad un Fondo chiuso, i versamenti saranno fatti direttamente dal datore di lavoro, che verserà anche la contribuzione del lavoratore, trattenendola direttamente dalla busta paga.

     

  • Le prestazioni

    L’iscritto ha la possibilità di richiedere le prestazioni anche prima del pensionamento.


    Anticipazioni

    È possibile richiedere delle anticipazioni di parte del proprio conto individuale:

    • per spese sanitarie: fino al 75% del capitale accumulato, con una tassazione tra il 15% e il 9%*;
    • per acquisto o ristrutturazione della prima casa: dopo 8 anni di iscrizione, fino al 75%, con una tassazione al 23%;
    • per altre esigenze: dopo 8 anni di iscrizione, fino al 30%, con una tassazione al 23%.

    * dal 16esimo anno di iscrizione l’aliquota del 15% è ridotta ogni anno dello 0,30%, fino a un minimo del 9%. La tassazione rappresentata è quella applicabile sul montante a partire dal 1 gennaio 2007.


    Riscatto

    È possibile riscattare parzialmente o totalmente la propria posizione:

    • 50%, in caso di:
    • disoccupazione superiore a 12 mesi e inferiore a 48 mesi;
    • mobilità e Cassa integrazione.

     La tassazione applicata è tra il 15% e il 9%

    • 100%, in caso di:
    • disoccupazione superiore a 48 mesi;
    • invalidità permanente con riduzione della capacità di lavoro a meno di un terzo

    La tassazione applicata è tra il 15% e il 9%

    • cambio contratto, dimissioni, licenziamento

    La tassazione applicata è del 23%


    Trasferimento

    È possibile trasferire la propria posizione individuale in un altro Fondo:

    • per perdita di requisiti di partecipazione esempio se si cambia lavoro;
    • volontariamente dopo 2 anni di adesione.

    Fondi pensione: prestazioni prima del pensionamento


    Rendita integrativa temporanea anticipata - RITA

    La RITA consiste nell’erogazione frazionata delle somme presenti nel Fondo pensione. L’aderente può richiedere l’intera posizione accumulata o una parte.
    Le somme richieste come RITA saranno investite di default nel comparto più prudente. L’iscritto ha la facoltà di poter cambiare il comparto di destinazione.

    Inoltre, nel caso in cui chieda una parte del montante, sulla posizione che resta investita nel fondo, l’aderente potrà continuare a versare la contribuzione volontaria o richiedere riscatti, anticipazioni e prestazioni.

    Per avere il diritto a richiedere la RITA l’aderente deve essere iscritto alla previdenza complementare da almeno 5 anni e deve:
    1)    Aver cessato l’attività lavorativa, aver un contributo complessivo alla previdenza obbligatoria di almeno 20 anni e gli devono mancare meno di 5 anni alla pensione di vecchiaia nel regime obbligatorio di appartenenza;
    oppure
    2)    Risultare inoccupato per un periodo di tempo superiore a 24 mesi e gli devono mancare meno di 10 anni alla pensione di vecchiaia nel regime obbligatorio di appartenenza.

    Particolarmente interessante è il Regime fiscale applicato alla nuova prestazione: l’intero montante destinato all’erogazione in forma di RITA è soggetto a tassazione sostitutiva con aliquota del 15/9%.

    Se l’iscritto muore prima dell’erogazione completa delle rate di RITA, la parte non ancora percepita potrà essere riscattata dai beneficiari indicati o, in loro assenza, dagli eredi.

    Prestazione pensionistica

    Al momento del raggiungimento dei requisiti per accedere alla pensione pubblica e dopo almeno 5 anni di adesione alla previdenza complementare è possibile accedere alla prestazione pensionistica, che può essere richiesta:

    • Rendita, si riceve una somma di denaro periodicamente;
    • 50% rendita e 50% capitale, ossia si può avere disponibilità del 50% del montante accumulato;
    • 100% capitale solo se la rendita derivante dalla conversione di almeno il 70% del montante finale sia inferiore al 50% dell’assegno sociale;
    • 100% capitale se si è un iscritto ad un fondo pensione pre-esistente da prima del 1993. In tal caso non sarà applicato il nuovo e più favorevole regime fiscale sul montate post 2007.

    Fondi pensione: le prestazioni al pensionamento